Archivio

Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Risate in compagnia…ihihih!!!

12 Maggio 2007 1 commento


eccomi qua alle prese con un nuovo post, non sapendo che scrivere e avendo poco tempo a disposizione ho pensato di riportare alcune barzellette trovate sul web…buona lettura e divertitevi…smack

*Un tizio va alla fiera per comprarsi un paio di blue jeans, si ferma ad una bancarella e trova un bel paio di veri falsi Levi’s, se li prova e gli stanno a pennello, allora rivolto al negoziante:
- Senta ma ‘sti jeans se li lavo stringono?
- Nooooo, quelli sono veri falsi Levis, sono meglio degli originali!
- Si ma se io li lavo stringono?
- Le ho detto di noooo, sono meglio di quelli che compra nel negozio!
- E se poi io li lavo e stringono?
- Guardi non e’ possibile, sono fatti troppo bene!
- E se mettendoli nella lavatrice poi mi stringono?
- Non si deve preoccupare, me li porta e io le restituisco i soldi!
- Perfetto, allora li compro!
L’uomo tutto felice va a casa e chiede alla moglie di mettere i pantaloni nella lavatrice. Dopo averli tirati fuori, come volevasi dimostrare, erano diventati 7 taglie piu’ piccoli, allora l’uomo senza perder tempo se li indossa e con questi pantaloni che gli arrivavano sopra le ginocchia corre alla fiera. Trovata la bancarella si rivolge al negoziante:
- Senta lei… mi riconosce?
- Mmmmh… no, non direi, quando l’ho vista?
- Qualche ora fa… ero quello che le chiedeva se questi pantaloni stringevano!
- Miiiiii e quanto sei cresciutoooooo!!!

*Un uomo compra una nuova Mercedes. Appena dopo averla acquistata si dirige a casa dalla moglie, la porta a fare un giro e dopo la parcheggia di fronte casa. Mentre sta facendo la doccia sente la moglie urlare, scende le scale nudo e bagnato e chiede cosa succede preoccupato. La moglie gli dice che gli hanno rubato l’auto e lui :”Ma non hai tentato di fermarlo?” e lei “No ma stai tranquillo ho preso la targa!”

*Due amici si incontrano e cominciano una conversazione: – Antonio, sai cosa significa “metempsicosi”? – Maisentita. Cos’e'? – Te lo spiego con un esempio, cosi’ capisci meglio: facciamo finta che tu muoia, ti seppelliscono, il tuo corpo imputridisce e feconda la terra, nasce l’erbetta, passa una mucca che la mangia, va un poco piu’ avanti e fa un bisognino… Io passo da li’ lo vedo e dico: “Ciao Antonio! Come ti sei ridotto!”. Antonio ci resta un po’ male ma no lo da’ a vedere e dice: – Uhm, interessante. Vediamo se ho capito bene, Giorgio. Ora te la ripeto: facciamo finta, Giorgio, che tu muoia, ti seppelliscono, il tuo corpo imputridisce e feconda la terra, nasce l’erbetta, passa una mucca che la mangia e che, più avanti, fa il bisognino. Passo io lo vedo e dico: “Giorgio! Sei rimasto tale e quale!”.

*Ci sono tre amici negozianti che stanno discutendo su chi fra di loro è il più bravo nelle vendite: – Pensate che io ho venduto uno stereo ad un sordo! Un altro interviene e fa: -Puah… robetta! Pensa che io ho venduto una racchetta da tennis ad un monco! Il terzo, con aria da vincitore: – Beh… io ho venduto un orologio a cucù ad un Carabiniere! – E cosa c’è di strano? – Che gli ho venduto anche un quintale di mangime per l’uccellino!

un bacione a tutti…xxxxxxxx

Guardate un pò questo bel micino!

25 Gennaio 2007 16 commenti


ciauuuu…buona visione…alla prox…bacioni…kisss!!!

Video importato

YouTube Video

Riferimenti: micino ino ino

Fobie&fobie…

8 Gennaio 2007 20 commenti


La fobia è la paura estrema verso qualcosa, che in realtà non crea alcuna minaccia…anche le più piccole, le più strane, le più comuni hanno un nome specifico che non tutti conoscono…alcune sono veramente buffe…dateci uno sguardo…e dite la vostra!!!…buona lettura

A
* Ablutofobia: paura di lavarsi o fare il bagno.
* Acarofobia: paura di avere prurito; degli insetti che causano prurito.
* Acatartofobia: paura dello sporco e della polvere.
* Acerofobia: paura dell’acidità.
* Acluofobia: paura del buio.
* Acrofobia: paura dell’altezza e dei luoghi alti.
* Acusticofobia: paura dei rumori.
* Aeroacrofobia: paura di posti alti e aperti.
* Aerofobia: paura dell’aria (di inghiottire aria; di aria contaminata).
* Aeronausifobia: paura di vomitare a causa del mar d’aria.
* Afefobia: paura del contatto, di esser toccati.
* Agiofobia: paura dei santi, delle cose sacre.
* Agliofobia: paura del dolore.
* Agorafobia: paura degli spazi aperti o dei luoghi affollati (da agorà, piazza).
* Agrafobia: paura degli abusi sessuali.
* Agrizoofobia: paura degli animali selvatici.
* Agyrofobia: paura delle strade o di attraversare le strade.
* Aicmofobia: paura degli oggetti acuminati e taglienti.
* Ailurofobia: paura dei gatti.
* Albuminurofobia: paura di ammalarsi ai reni.
* Alectorofobia: paura dei polli.
* Algofobia: paura di soffrire (di provare dolore).
* Alliumfobia: paura dell’aglio.
* Allodoxafobia: paura delle opinioni diverse dalle proprie.
* Altofobia: vedi acrofobia
* Amartofobia: paura di sbagliare o peccare.
* Amatofobia: paura della polvere.
* Amaxofobia: paura di guidare un’automobile.
* Ambulofobia: paura di camminare.
* Amnesifobia: paura di soffrire di amnesia.
* Amycofobia: paura dei graffi o di essere graffiato.
* Anablefobia: paura di guardare in alto.
* Anchilofobia: paura dell’immobilità di un’articolazione.
* Ancraofobia: vedi Anemofobia.
* Androfobia: paura degli uomini (maschi).
* Anemofobia: paura del vento, delle correnti d’aria.
* Anginofobia: paura di soffocare.
* Anglofobia: paura dell’Inghilterra, degli inglesi.
* Angrofobia: paura di avere fame e non trovare cibo. Gli angrofobici portano sempre con sé qualcosa da mangiare.
* Antlofobia: paura delle inondazioni.
* Antofobia: vedi Antrofobia.
* Antrofobia: paura dei fiori.
* Antropofobia: paura della gente e dei contatti sociali (dal greco “anthropos”, uomo).
* Anuptafobia: paura di non sposarsi.
* Apeirofobia: paura dell’infinito.
* Apifobia: paura delle api.
* Apotemnofobia: paura delle persone con amputazioni.
* Arachibutyrofobia: paura del burro di arachidi attaccato al palato.
* Aracnefobia: vedi Aracnofobia.
* Aracnofobia: paura dei ragni.
* Arithmofobia: paura dei numeri.
* Arsonfobia: vedi pirofobia.
* Asimmetrofobia: paura delle cose non simmetriche.
* Astenofobia: paura di svenire o di sentirsi deboli.
* Astrafobia: paura dei tuoni e dei fulmini.
* Astrofobia: vedi siderofobia.
* Ataxofobia: paura dell’atassia (scoordinamento dei muscoli).
* Athazagorafobia: paura di essere dimenticati o ignorati, o di dimenticare.
* Atefobia: paura delle rovine.
* Atelofobia: paura dell’imperfezione.
* Atomosofobia: paura delle esplosioni atomiche.
* Atychifobia: paura di fallire.
* Aulofobia: paura dei flauti.
* Aurofobia: paura dell’oro.
* Aurorafobia: paura dell’aurora.
* Autofobia: paura di essere soli o di se stessi.
* Autodismorfofobia: paura di essere sgradevoli, brutti.
* Automatonofobia: paura di tutto ciò che è fatto ad imitazione di un essere umano (burattini, bambole, statue di cera, spaventapasseri)
* Automisofobia: paura di essere sporchi.
* Aviatofobia: vedi aviofobia.
* Aviofobia: paura di volare (paura degli aerei)

B

* Bacillofobia: paura dei microbi.
* Bacteriofobia: paura dei batteri.
* Ballistofobia: paura dei proiettili.
* Barofobia: paura della gravità (del peso).
* Basifobia: vedi basofobia.
* Basofobia: paura di cadere (se si sta in piedi o si cammina).
* Batofobia: paura della profondità e delle altezze.
* Batonofobia: paura delle piante.
* Batracofobia: paura delle rane e degli anfibi.
* Belonefobia: vedi aicmofobia.
* Bibliofobia: paura dei libri (da biblios, libro).
* Biofobia: paura della convivenza con esseri umani o animali.
* Blennofobia: paura delle cose viscide.
* Bogyfobia: paura dei folletti o degli spauracchi.
* Bolscefobia: paura dei Bolscevici.
* Bribolofobia: paura dei briboli (o triboli).
* Bromidrofobia: paura degli odori corporei.
* Bromidrosifobia: vedi bromidrofobia.
* Brontofobia: paura dei tuoni.
* Bufonofobia: paura dei rospi.

C

* Cacofobia: paura della bruttezza.
* Cainofobia: paura di cose o idee nuove.
* Cainotofobia: vedi cainofobia.
* Calliginefobia: paura delle donne belle.
* Cancerofobia: paura di ammalarsi di cancro
* Carcinofobia: vedi cancerofobia.
* Carcinomafobia: vedi cancerofobia.
* Cardiofobia: paura del cuore o delle malattie del cuore.
* Carnofobia: paura della carne.
* Catagelofobia: paura di essere ridicolizzati e presi in giro.
* Catapedafobia: paura di saltare.
* Catisofobia: paura di sedersi.
* Cenofobia: vedi cainofobia.
* Cenotofobia: vedi cainofobia.
* Ceraunofobia: paura dei tuoni.
* Chaetofobia: paura dei capelli.
* Cheimafobia: paura del freddo.
* Cheimatofobia: vedi cheimafobia.
* Chemofobia: paura delle sostanze chimiche.
* Cherofobia: paura della felicità.
* Chinofobia: paura della neve.
* Chiraptofobia: paura di essere toccati.
* Chorofobia: paura di ballare.
* Chrometofobia: paura del denaro.
* Cibofobia: paura del cibo.
* Ciclofobia: paura delle biciclette.
* Cinetofobia: paura del movimento.
* Cinofobia: paura dei cani (di essere morsi).
* Claustrofobia: paura degli spazi chiusi.
* Cleisiofobia: paura di essere rinchiusi in un luogo.
* Cleithrofobia: vedi cleisiofobia.
* Cleptofobia: paura di rubare.
* Climacofobia: paura delle scale o di cadere dalle scale.
* Clinofobia: paura di andare a letto.
* Cnidofobia: paura degli spaghi.
* Coimetrofobia: paura dei cimiteri.
* Coitofobia: paura dell’atto sessuale.
* Colerofobia: paura della rabbia (di provare rabbia).
* Cometofobia: paura delle comete.
* Contreltofobia: paura dell’abuso sessuale.
* Coprastasofobia: paura della costipazione.
* Coprofobia: paura delle feci.
* Coulrofobia: paura dei clown.
* Counterfobia: il piacere di un fobico nel ricercare situazioni che lo spaventano.
* Crematofobia: vedi chrometofobia.
* Cremnofobia: paura dei precipizi.
* Criofobia: paura del freddo, del gelo, del ghiaccio.
* Cristallofobia: paura del vetro, dei cristalli.
* Cromatofobia: paura dei colori.
* Cromofobia: vedi cromatofobia
* Cronofobia: Paura del tempo, da cronos (“tempo”).
* Cronometrofobia: paura degli orologi.
* Cyberfobia: paura dei computer o di lavorare al computer.
* Cymofobia: paura delle onde o di movimenti ondeggianti.
* Cyprifobia: paura delle prostitute o delle malattie veneree.
* Cyprianofobia: vedi Cyprifobia.
* Cypridofobia: vedi Cyprifobia.
* Cyprinofobia: vedi Cyprifobia.

D

* Daemonofobia: paura dei demoni
* Decidofobia: paura di prendere decisioni.
* Defecaloesiofobia: paura di una defecazione dolorosa.
* Deipnofobia: paura di cenare o di conversare a cena.
* Dementofobia: paura della follia.
* Demofobia: paura della folla.
* Demonofobia, : vedi daemonofobia.
* Dendrofobia: paura degli alberi.
* Dentofobia: paura dei dentisti.
* Dermatofobia: paura delle lesioni o delle malattie alla pelle.
* Dermatopatofobia: vedi dermatofobia.
* Dermatosiofobia: vedi dermatofobia.
* Dextrofobia: paura degli oggetti alla destra del corpo.
* Diabetofobia: paura del diabete.
* Didascaleinofobia: paura di andare a scuola.
* Dichefobia: paura della giustizia, dei giudici o dei processi.
* Dinofobia: paura delle vertigini o dei vortici.
* Diplofobia: paura di vedere doppio o delle cose doppie.
* Dipsofobia: paura di bere.
* Disabiliofobia: paura di spogliarsi di fronte a qualcuno.
* Dismorfofobia o Quasimodofobia: paura di essere o apparire deformi.
* Domatofobia: paura delle case, di trovarsi in casa o nei dintorni di casa.
* Dorafobia: paura del pelo o della pelle degli animali.
* Dromofobia: paura dei mezzi di locomozione (treni).
* Dystychifobia: paura degli incidenti.

E

* Ecclesiofobia: paura delle chiese.
* Ecofobia: paura di restare soli in casa.
* Edonofobia: paura di provare piacere fisico.
* Efebofobia: paura dei giovani imberbi.
* Eisoptrofobia: paura degli specchi.
* Electrofobia: paura dell’elettricità.
* Eleuterofobia: paura della libertà.
* Eliofobia: paura del Sole.
* Elurofobia: vedi ailurofobia.
* Ematofobia: vedi emofobia.
* Emetofobia: paura di vomitare.
* Emofobia: paura del sangue.
* Elmintofobia: paura dei vermi o di esserne infestati.
* Enetofobia: paura degli spilli.
* Enissofobia: paura di aver commesso un peccato imperdonabile o di ricevere critiche.
* Enofobia: paura del vino.
* Enochlofobia: paura della folla.
* Enosiofobia: vedi enissofobia.
* Entomofobia: paura degli insetti.
* Eosofobia: paura dell’alba.
* Epistaxiofobia: paura delle emorragie dal naso.
* Epistemofobia: paura della conoscenza.
* Equinofobia: paura dei cavalli.
* Eremofobia: paura di essere sé stessi o della solitudine.
* Ereutofobia: paura del colore rosso, delle luci rosse o di arrossire.
* Ergasiofobia, : paura di lavorare, di operare (da parte di chirurghi)o timore di agire e provocare esiti disastrosi.
* Ergofobia: paura del lavoro.
* Eritrofobia: vedi ereutofobia.
* Erotofobia: paura dell’amore sessuale o delle questioni sessuali.
* Erpetofobia: paura dei rettili o degli animali che strisciano.
* Eterofobia: paura del sesso opposto.
* Eufobia: paura di sentire buone notizie.
* Eurotofobia: paura dei genitali femminili.

F

* Fagofobia: paura di mangiare (o di essere mangiati).
* Falacrofobia: paura delle calvizie.
* Fallofobia: paura del pene (in erezione).
* Farmacofobia: paura dei medicinali.
* Felinofobia: vedi ailurofobia.
* Filofobia: paura di innamorarsi.
* Fobofobia: paura di aver paura.
* Fonofobia: paura dei suoni.
* Fotofobia: paura della luce
* Francofobia: paura od ostilità verso la Francia o verso i francesi.
* Frigofobia: vedi criofobia

G

* Galeofobia: vedi ailurofobia.
* Galiofobia: vedi francofobia.
* Gamofobia: paura del matrimonio, di sposarsi.
* Gatofobia: vedi ailurofobia.
* Gefirofobia: paura dei ponti (di attraversare ponti).
* Genufobia: paura delle ginocchia.
* Gerontofobia: paura dei vecchi, di invecchiare.
* Gimnofobia: paura della nudità (di essere nudi, delle persone nude).
* Ginofobia: paura delle donne
* Glossofobia: paura di parlare (in pubblico).
* Gonofobia: paura degli angoli dei palazzi (estens. di urtare persone che sbucano da un angolo) da non confondersi con spigolofobia.
* Grafofobia: paura di scrivere.

I

* Iatrofobia: paura dei medici.
* Idrofobia: paura dell’acqua.
* Idrofobofobia: paura della rabbia.
* Igrofobia: paura dell’umidità.
* Insectofobia: vedi entomofobia.
* Ipnofobia: paura di dormire.
* Ippofobia: vedi equinofobia.
* Ittiofobia: paura dei pesci.

K

* Keraunofobia: paura dei tuoni.

L

* Laliofobia: paura di parlare.
* Leprofobia: paura della lebbra.
* Leucofobia: paura del colore bianco.
* Lilapsofobia: paura delle tempeste.
* Limnofobia: paura dei laghi.
* Lisifobia: Timore di lasciare delle questioni in sospeso.
* Logofobia: paura delle parole (di determinate parole).

M

* Maniafobia: paura della malattia mentale.
* Mastigofobia: paura di essere puniti.
* Megalofobia: paura delle cose grandi.
* Melanofobia: paura del colore nero.
* Melissofobia: vedi apifobia.
* Melofobia: paura della musica.
* Meningitofobia: paura delle malattie al cervello.
* Menofobia: paura delle mestruazioni.
* Metallofobia: paura dei metalli.
* Micofobia: paura dei funghi.
* Microbiofobia: vedi bacillofobia.
* Microfobia: paura delle cose piccole.
* Mirmecofobia: paura delle formiche.
* Misofobia: paura di rimanere “contaminati” dal contatto con corpi estranei, più spesso dal contatto umano; ne conseguono numerose precauzioni igieniche da parte del soggetto misofobo.
* Mnemofobia: paura dei ricordi.
* Monofobia: paura della solitudine.
* Monopatofobia: paura di ammalarsi relativa a una singola, determinata malattia.
* Mottefobia: paura delle falene.
* Murofobia: vedi musofobia.
* Musofobia: paura dei topi.

N

* Necrofobia: paura della morte o di corpi morti.
* Nefofobia: paura delle nuvole.
* Neofobia: paura delle novità.
* Nictofobia: paure del buio (della notte).
* Noctifobia: vedi nictofobia.
* Nosocomefobia: paura degli ospedali.
* Nosofobia: paura di ammalarsi.
* Nudofobia: vedi gimnofobia.

O

* Obesobofobia: paura di ingrassare.
* Obofobia: paura dei barboni
* Odinofobia: vedi algofobia.
* Odontofobia: vedi dentofobia
* Ofidiofobia: paura dei serpenti
* Oicofobia: vedi domatofobia.
* Oikofobia: vedi domatofobia.
* Ombrofobia: paura della pioggia.
* Ommetafobia: paura degli occhi.
* Omofobia: paura delle persone omosessuali, di essere considerato o di diventare omosessuale.
* Ornitofobia: paura degli uccelli.

P

* Pagofobia: paura del ghiaccio.
* Panofobia: paura di tutto.
* Papirofobia: paura della carta.
* Parassitofobia: paura dei parassiti.
* Partenofobia: paura delle vergini o delle ragazze giovani.
* Patofobia: paura delle malattie.
* Pediculofobia: paura dei pidocchi.
* Pedofobia: paura dei bambini.
* Peniafobia: paura della povertà.
* Pirofobia: paura del fuoco.
* Placofobia: paura delle tombe (lapidi).
* Plutofobia: paura della ricchezza.
* Pluviofobia: paura della pioggia.
* Pocrescofobia: vedi obesofobia.
* Pogonofobia: paura delle barbe.
* Polifobia: paura per molte cose (insieme di fobie).
* Potamofobia: paura dei fiumi (dell’acqua corrente).

R

* Radiofobia: paura delle radiazioni, dei raggi X.
* Rupofobia: paura dello sporco e di ciò che non è igienico, dalla quale spesso deriva l’ossessione a pulire

S

* Satanofobia: paura di satana o del diavolo.
* Scatofobia: vedi coprofobia
* Sciofobia: paura delle ombre.
* Scolecifobia: paura dei vermi.
* Scopofobia: paura di essere guardati.
* Scopulofobia: paura degli scogli sommersi dal mare
* Scotofobia: vedi acluofobia
* Scotomafobia: paura di diventare ciechi.
* Scriptofobia: paura di scrivere (in pubblico).
* Selenofobia: paura della Luna.
* Sesquipedalofobia: paura delle parole lunghe.
* Sessuofobia: paura del sesso.
* Sfecsofobia: paura delle vespe (di essere punti).
* Siderodromo: paura dei treni (di viaggiare in treno).
* Siderofobia: paura delle stelle.
* Siderudromofobia: paura degli oggetti metallici in movimento
* Simmetrofobia: paura delle cose simmetriche.
* Sinofobia: paura della Cina, dei cinesi.
* Sitofobia: vedi cibofobia.
* Sociofobia: paura dei rapporti sociali.
* Spigolofobia: paura degli oggetti spigolosi (da non confondersi con gonofobia).
* Staurofobia: paura delle croci (dei crocifissi).
* Stenofobia: paura degli spazi stretti.

T

* Tacofobia: paura della velocità.
* Tafofobia: paura di venire sepolti vivi.
* Talassofobia: paura del mare (di annegare).
* Tanatofobia: paura ossessiva della morte
* Taurofobia: paura dei tori.
* Tecnofobia: paura della tecnologia.
* Teofobia: paura della religione, di Dio, degli dèi.
* Termofobia: paura del calore.
* Tomofobia: paura dei tagli, delle operazioni chirurgiche.
* Topofobia: paura di determinati luoghi.
* Toxofobia: paura di essere avvelenati.
* Traumatofobia: paura di ferirsi.
* Tricofobia: paura dei capelli.
* Triscaidecafobia: paura del numero 13.
* Tropofobia: paura di muoversi (di cambiare luogo).

U

* Uranofobia: paura del cielo (del paradiso).
* Urofobia: paura dell’urina (di urinare)
V

* Vaccinofobia: paura delle vaccinazioni.
* Venustrafobia: paura delle belle donne.
* Verbofobia: paura delle parole.
* Verminofobia: paura dei germi.

X

* Xantofobia: paura del colore giallo.
* Xenoglossofobia: Paura delle lingue straniere
* Xenofobia: paura degli stranieri (degli sconosciuti).
* Xerofobia: Paura della siccità.
* Xylofobia: Paura degli oggetti di legno o paura dei boschi.

Z

* Zemmifobia: Paura di un grosso topo.
* Zeusofobia: Paura degli dei.
* Zoofobia: paura degli animali.

…lo sò è una lista enorme :-P …voi che fobia avete?avete mai provata a combatterla?…alla prox…un bacione…smuack!

Buon 2007!!!!!!!!!!

31 Dicembre 2006 6 commenti


A tutti i blogger un carissimo augurio…

…spero che il 2007 vi porti:

AMORE
FELICITA’
RISPETTO
PERDONO
UNIONE
SALUTE
AMICIZIA
& QUALUNQUE COSA DESIDERATE

…un fortissimo abbraccio…alla prox…baci baci…kiss kisss…

Le più belle leggende di Natale!!!

19 Dicembre 2006 13 commenti


….buona lettura…..

La leggenda di Babbo Natale:

Babbo Natale sembra realmente esistito e si tratta di un personaggio cristiano appartenente all atradizione medievale: San Nicola di Mira.

San Nicola nacque a Patara (Turchia) ed apparteneva ad una ricca famiglia del luogo. Divenne vescovo di Mira (in Licia) nel VI secolo D.C. Quando morì e le sue spoglie furono deposte a Mira e nel 1087 furono trafugate da un gruppo di cavalieri italiani camuffati da mercanti e trasportate a Bari.
Tuttora tali spoglie sono conservate nella famosa città pugliese di cui San Nicola divenne il santo protettore.

Si narra che San Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre.
Da qui nasce la credenza di un arzillo vecchietto che, dopo aver fabbricato giocattoli per bambini con l’ausilio di una slitta trainata dalle renne, distribuisce ii regali calandosi dal camino.
In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare “portatore di doni”, compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale.

____________________________

La leggenda del vischio:

C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante.L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico.
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: – Fratello, – gli gridarono – non vieni? Fratello, a lui fratello? Lui non aveva fratelli.

Era un mercante e per lui non c’erano che clienti: chi comprava e chi
vendeva. Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava
chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero.

Ma dove andavano? Si mosse un po’ curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli. Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli!
Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello.
Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più caro.
E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare.
No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a fianco.

Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e
nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva
niente, lui che era ricco.
Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s’inginocchio insieme agli altri.
- Signore, – esclamò – ho trattato male i miei fratelli. Perdonami.
E cominciò a piangere. Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò.
Alla prima luce dell’alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline. Era nato il vischi o.

________________________

La leggenda delle palline di Natale:

Un artista di strada molto povero si trova a Betlemme nei giorni seguenti alla nascita del Bambino Gesù. Voleva andare a salutarlo ma non aveva nemmeno un dono da portargli.
Dopo qualche esitazione decise di recarsi alla grotta e di andarlo a trovare.

Gli venne in mente un’idea: fece quello che gli riusciva meglio, il giocoliere, e fece ridere i piccolo bambino.

Da quel giorno per ricordarci delle risate di Gesù Bambino si appendono delle palline colorate all’albero di Natale.

_______________________

La leggenda del bastoncino di zucchero:

Il famoso bastoncino della leggenda è fatto di zucchero, ha il sapore di menta ed è bianco a strisce rosse.

La leggenda narra che un dolciaio lo creò per ricordare Gesù alle persone. Tale bastoncino racchiude in sé molti significati:

Il caramello (di cui è fatto il bastoncino) rappresenta Gesù come la roccia solida su cui sono costruite le nostre vite.

La forma a “J” sta per Jesus (Gesù) oppure rappresenta la forma di un bastone da pastore (Gesù è il nostro pastore).

Il colore bianco rappresenta la purezza e lassenza del peccato.

Le strisce rosse grandi rappresentano il sangue di Cristo versato per i nostri peccati.

Le strisce sottili invece rappresenterebbero i segni lasciati dalle frustate che Gesù ricevette dai soldati romani per ordine di Ponzio Pilato.

Il sapore di menta piperita ricorda il sapore dell’issopo che è una pianta aromatica usata nel vecchio testamento per purificare.

____________________________

La leggenda del pettirosso:

Un piccolo uccellino marrone divideva la stalla a Betlemme con la Sacra famiglia.
La notte, mentre la famiglia dormiva, l’uccellino notò che il fuoco
che li scaldava stava per spegnersi. Così, per tenere caldo il piccolo, volò verso le braci e tenne il fuoco vivo muovendo le ali per tutta la notte.

Il mattino seguente l’uccellino fu premiato con un bel petto rosso brillante come simbolo del suo amore per Gesù Bambino.

______________________

La leggenda di Rudolph la renna dal naso rosso:

Babbo Natale viene rappresentato insieme ad una renna piuttosto particolare.
La sua slitta viene trainata da nove renne di cui una dotata di un naso rosso scintillante.

Questa piccola renna, derisa dal proprio branco per colpa di questa stranezza fisica, si rivelò di grande aiuto per Babbo Natale in una fredda e nebbiosa
notte di Vigilia.

Grazie al suo naso luminoso illuminò la strada e Babbo Natale riuscì a consegnare i regali a tutti i bambini.

______________________

La leggenda della rosa di Natale:

La figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. Si avvicinò e chiese loro dove andavano. I pastori risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che stavano andando a rendergli omaggio portandogli dei doni.

La bambina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il Bambino Gesù, ma non aveva niente da portare come regalo. I pastori andarono via e lei rimase da sola e triste, così triste che cadde in ginocchio piangendo. Le sue lacrime cadevano nella neve e la bimba non sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione. Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido. Felice, si alzò, le raccolse e partì subito verso la città. Regalò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato.

Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore dalla giovane figlia del pastore.

______________________

…spero vi siano piaciute!!!….alla prox…ciauuu

Finalmente un nuovo post!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

17 Novembre 2006 8 commenti


Il CIOCCOLATO: peccato di gola??…ma no!!!!!!!

Il cioccolato è un dolce derivato dai semi della pianta del cacao (theobroma cacao) diffuso e ampiamente consumato nel mondo intero. È preparato a partire dal burro di cacao (la parte grassa dei semi di cacao) con aggiunta di polvere di semi di cacao, zucchero e altri ingredienti facoltativi, quali il latte, le mandorle, le nocciole o altri aromi.

Il cioccolato viene prodotto nelle forme più svariate; la più comune è la tavoletta, ma, sia industrialmente che artigianalmente, il cioccolato viene modellato in forme diverse, specie in occasione di ricorrenze o festività. Oltre a ciò, il cioccolato è anche un ingrediente di svariati dolciumi: gelati, torte, biscotti, budini e altro.

L’origine linguistica delle parole cacao e cioccolato:

La pianta Theobroma Cacao (nome scientifico del cacao) fu classificata da Linneo, considerando il nome che aveva e l’uso che se ne faceva presso le civiltà che la utilizzavano all’epoca: cacao cibo degli dei.
Una fra le cose più curiose e dibattute sul cibo degli dei è stranamente l’etimologia delle parole cacao e cioccolato, a tal proposito sono state formulate negli anni varie teorie:
? Il cacao, nella lingua della famiglia mixe-zoqueana che parlavano gli olmechi attorno al 1000 a.C., si pronunciava kakawa. In epoche successive i maya, più precisamente nel corso del loro periodo classico (fra il III secolo ed il X secolo), iniziano a chiamare il theobroma “kakaw”. In quel tempo si cominciavano a miscelare alla bevanda aromi di varia natura, ad esempio il chili, e essa assumeva il nome di “ik-al-kakaw”. A questo punto occorre introdurre alcuni elementi di fonetica. Nella lingua nahuatl che parlavano allora i maya, la desinenza “tl” si pronunciava “te” e “ch” aveva un suono di “c” dolce. L’accento tonico cadeva sempre sulla penultima sillaba. I maya amavano la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Acqua si diceva haa, e caldo si diceva chacau. La bevanda di cacao assumeva il semplice nome di chacauhaa. Sinonimo di chacau era chocol, da cui deriva chocolhaa, sicuramente il primo nome che si avvicina allo spagnolo chocolate. Facendo un ulteriore salto, arriviamo alla conquista spagnola della seconda metà del XVI secolo dove si consumava una bevanda per metà di cacao (“cacahuatl”) e per metà di “pochotl” che prendeva il nome di “chocolatl” (‘chocol’ di radice maya che significa caldo e ‘atl’ di radice azteca che significa acqua, pronuncia ciocolate). In ogni caso, perché gli spagnoli per indicare le bevande a base di cacao non accolsero “cacahuate”, ma preferirono adottare “chocolatl”? Questo fatto dipenderebbe da quel fenomeno per cui le parole di una certa lingua possono avere suono e significato inaccettabile in altre. Il termine «caca», in spagnolo è un’espressione volgare, connessa con le feci e non poteva essere tollerabile un suono del genere per indicare una bevanda consumata prevalentemente dall’aristocrazia e dalla nobiltà reale, soprattutto se riferita ad una bevanda densa, marrone scuro e originariamente amara!
? Una seconda teoria fa derivare la parola dal dio Azteco Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda donò ai mortali il seme del cacao per farne una bevanda amara, energetica e afrodisiaca. Secondo tale teoria da qui deriverebbe il nome del seme cacahuatl e poi anche di chocolatl.
? Una ulteriore teoria, che sembra la meno credibile, parte dall’etimologia proposta da Thomas Gage (peraltro molto utilizzata in campo gastronomico), in cui oltre al termine nahuatl atl si aggiunge choco, onomatopeico che indicherebbe il suono prodotto dal (molinillo) che agita la mistura durante la preparazione. Contrariamente a quanto si pensa, poi, il termine molinillo non sarebbe il diminutivo dello spagnolo molino (mulino), che effettivamente ha poco a che fare con il movimento che occorre per preparare il cioccolato, ma dal verbo nahuatl molinìa, che significa muovere, sbattere ed agitare, da cui deriva anche il sostantivo moliniani, che indica ciò che è si muove o che si agita.

La storia del cacao e del cioccolato:

La pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche si presume che fosse presente più di 6000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C.
Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme ad esso del cioccolato. La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu.
Successivamente anche gli aztechi iniziarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità.
Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall’elite durante le cerimonie importanti, offerto insieme all’incenso come sacrificio alle divinità e a volte mischiato al sangue degli stessi sacerdoti. A conferma di ciò, sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya. Oltre ad un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, quali farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais ed il miele.
La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall’alto da un recipiente ad un altro. Con la Conquista spagnola, si impone l’uso del molinillo, che ruotato velocemente avanti e indietro tra le mani consentiva di ottenere in tempi più brevi la densa schiuma tanto amata dai consumatori della bevanda.
Non si può non notare, per inciso, la singolare coincidenza del procedimento di preparazione della bevanda di cacao e acqua per travaso, con l’uso africano di preparare il tè (tre cicli successivi di preparazione, ciascuno dei quali si ottiene per bollitura delle foglie di tè, travasi ripetuti dall’alto fino al montare della schiuma -peraltro ovviamente meno consistente di quella del cacao- e consumo).
Il xocoatl aveva l’effetto di alleviare la sensazione di fatica, effetto probabilmente dovuto alla teobromina in esso contenuta. Esso era un articolo di lusso in tutta l’America centrale pre-colombiana; i semi di cacao erano usati come moneta di scambio, di conto e anche come unità di misura: nel tesoro dell’imperatore Motecuhzoma (più noto con il nome storpiato di Montezuma) se ne poterono trovare quasi un miliardo.
Si dice che quello del xocoatl fosse un gusto squisito. José de Acosta, un missionario gesuita spagnolo che visse in Perù e poi in Messico nel tardo XVI secolo scrisse:

“Disgustoso per coloro che non lo conoscono, con una schiuma o pellicola in superficie che è molto sgradevole al gusto. Tuttavia è una bevanda molto apprezzata dagli indiani, che la usano per onorare i nobili che attraversano il loro paese. Gli spagnoli, sia uomini che donne, che si sono abituati al paese sono molto golosi di questo Chocolaté. Dicono di prepararne diversi tipi, caldi, freddi, tiepidi, e di aggiungervi molto chili; ne fanno inoltre una pasta che dicono essere buona per lo stomaco e contro il catarro.”

Solo nel 1502 avvenne il contatto del cacao con la civiltà europea: Cristoforo Colombo durante il suo quarto e ultimo viaggio in America sbarca in Honduras dove ha l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao; al ritorno, portò con sé alcuni semi di cacao da mostrare a Ferdinando ed Isabella di Spagna, ma non diede alcuna importanza alla scoperta, probabilmente non particolarmente colpito dal gusto amaro della bevanda. Solo con Hernando de Soto (Hernàn Cortéz) si ha l’introduzione del cacao in Europa in maniera più diffusa, era il 1519. Egli arriva nel Nuovo Mondo proveniente dalla Spagna e la popolazione locale lo scambia per il Dio Quetzalcoàtl, che secondo la leggenda sarebbe dovuto tornare proprio in quell’anno. L’imperatore Montezuma, allora, lo accoglie a braccia aperte e gli offre un’intera piantagione di cacao coi relativi proventi.
Il primo carico documentato di cioccolato verso l’Europa a scopo commerciale viaggiò su una nave da Veracruz a Siviglia nel 1585 (a Siviglia aveva sede il Reale Consiglio delle Indie, attraverso cui la corona spagnola controllava tutti i traffici commerciali, l’amministrazione, gli aspetti militari e religiosi delle proprie colonie d’oltre oceano. Tutti movimenti materiali avvenivano attraverso il porto di Cadice).
Il cioccolato veniva sempre servito come bevanda, ma gli europei, e in particolar modo gli ordini monastici spagnoli, depositari di una lunga tradizione di miscele e infusi, ci aggiunsero la vaniglia e lo zucchero per correggerne la naturale amarezza e tolsero il pepe e il peperoncino. Per tutto il ’500 il cioccolato rimane un’esclusiva della Spagna, che ne incrementa le coltivazioni.
Solo nel ’600, attraverso la Toscana, il cacao arriva in Italia per merito del commerciante di Firenze Antonio Carletti, e nel 1615 nel resto d’Europa. Le tracce dell’antico legame fra Firenze e la cioccolata si ritrovano in alcuni fondi librari della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Magliabechiano e Palatino), dove si rintracciano numerosi scritti che testimoniano a partire dal 1600 un acceso dibattito sul cioccolatte e sui suoi consumi (Francesco Redi, Lorenzo Magalotti, Francesco D?Antonio Carletti). Sempre a Firenze, dal 1680, si rintracciano numerosi scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce ?Differenza tra il cibo e ?l cioccolatte?? (a cura di Gio.Battista Gudenfridi), cui seguono nel 1728: ?Parere intorno all?uso della cioccolata? (Gio. Battista Felici), ?Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall?Autore del primo parere intorno all?uso della cioccolata? (Lorenzo Serafini), ?Lezione accademica in lode della cioccolata? (Giuseppe Avanzini) e ?Altro parere intorno alla natura, ed all?uso della Cioccolata disteso in forma di lettera?? (Francesco Zeti).
Nel XVII secolo divenne un lusso tra i nobili d’Europa e gli Olandesi, abili navigatori, ne strappano agli Spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.
Nella Venezia del Settecento nascevano le prime “botteghe del caffè”, antesignani dei nostri bar; esse erano, certamente, anche botteghe della cioccolata e facevano a gara per modificare la ricetta esistente inventando nuove versioni. Nel 1760 la Gazzetta Veneta documenta l’ormai enorme diffusione del prodotto. Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose. Il Brasile, la Martinica e le Filippine aumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino, che ha una produzione di ben 350 Kg al giorno, esportato in maggior parte in Austria, Svizzera, Germania e Francia, dove poco alla volta la preparazione di bevande al cioccolato diventa una passione per molti.
Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino in forma solida, come lo mangiamo oggi, fu inventato a Torino da Doret. Nel 1802 Bozzelli inventò una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia.
In realtà bisogna aspettare il 1820 perché il sistema fosse messo a punto, e la prima tavoletta di cioccolata fu prodotta in Inghilterra. Nel 1826 Pierre Paul Caffarel inizio’ la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie ad una nuova macchina capace di produrre oltre 300kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l’olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao. Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette come lo conosciamo oggi. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry.
Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero si unì al suocero nella produzione del cioccolato. Nel 1867 iniziarono a includere il latte tra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l’acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l’infanzia di nome Henri Nestlé.
Rudolph Lindt infine inventò il processo chiamato concaggio (conching), che consiste nel mantenere a lungo rimescolato il cioccolato fuso per assicurarsi che la miscelazione sia omogenea.
Il cacao è stato anche motivo di una continua lotta finanziaria tra i grandi esportatori (Africa e Brasile) ed i mercati d’acquisto (Europa e USA).
L’iniziale artificioso rialzo dei prezzi provocò una forma di boicottaggio commerciale, soppresso dalle necessità della seconda guerra mondiale. Terminata la guerra, vi fu una diminuzione del prodotto, determinato da malattie e dall’invecchiamento delle piantagioni, sintomo di una non oculata gestione delle stesse.
Il valore commerciale della produzione americana (soprattutto Messico e Guatemala) è superiore a quello della produzione africana o di altri paesi.
Nel 1946 Pietro Ferrero inventò una crema di cioccolato e nocciole che chiamò Pasta Gianduja con l’intenzione di venderne qualche chilo ai pasticcieri di Alba: il prodotto ebbe un successo superiore a ogni aspettativa e qualche anno dopo, nel 1964, nacque la Nutella, che divenne popolare in tutto il mondo.

Il cioccolato e i grandi personaggi storici:

Hanno avuto una passione per il cioccolato innumerevoli personaggi storici, tra loro Re, imperatori, musicisti, scrittori e Papi.
? Papa Pio V, nonostante inflessibile per certi versi, nel 1569 generò scalpore consentendo nei periodi di digiuno la consumazione di una tazza di cioccolata al giorno, adducendo come motivazione il fatto che è liquida.
? Madame de Maintenon, sposa del Re Sole
? Le favorite di Luigi XV
? Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, che viaggiava sempre col suo cioccolataio personale
? Voltaire sembra bevesse una dozzina di tazze di cioccolata al giorno, per combattere la debolezza in tarda età.
? Carlo Goldoni nelle sue commedie elogia in vario modo la bevanda
? Giacomo Casanova ne faceva uso per gli effetti afrodisiaci.
? Wolfgang Amadeus Mozart canta il suo desiderio di cioccolata in Così fan tutte
? E poi ancora sono sicuramente da citare i grandi appassionati Tchaikovsky, Strauss, Stendhal, Goethe, Alessandro Manzoni.

Tipologie e caratteristiche organolettiche del cioccolato:

? Cioccolato bianco: Di color avorio, lucido con profumo intenso, ricco e persistente; con sentori di latte, burro, vaniglia e biscotto; gusto dolce molto marcato, aroma intenso e persistente.
? Cioccolato al latte: Di color marrone chiaro, lucido con profumo persistente, ricco e un’aroma pieno di caramello e cacao. Al palato ha una buona fusibilità e una quantità percettibile di grassi; inoltre ha una struttura croccante. Gusto dolce con una leggera nota di amaro del cacao. Aroma intenso e persistente.
? Cioccolato mi-doux: Mix di cioccolato al latte e fondente, colore marrone lucido, profumo intenso e persistente di cacao, caffè tostato e liquirizia. Buona fusibilità in bocca e struttura croccante. Gusto dolce con nota di amaro. Gusto intenso e persistente.
? Surfin: Colore marrone intenso, lucido con profumo intenso, forte e ampio; sentori di cacao tostato, liquirizia e tabacco. Struttura croccante in bocca e ottima fusibilità. Gusto dolce con una nota media di amaro e aroma fine e molto persistente.
? Extra-bitter: Colore marrone scuro, molto lucido. Profumo fragrante, aromatico, molto intenso e persistente. Sentori di cacao, caffè e orzo tostato. Struttura croccante, fusibilità lenta. Gusto intenso e persistente, amaro con una nota di dolce.
? Amarissimo: Colore marrone scuro tendente al nero. Profumo forte, molto intenso, aromatico. Sentori del cacao miscelata alla viola, al tabacco e alla liquirizia. Molto croccante al morso, fusibilità lenta in bocca, gusto amaro.

…beh, spero vi sia piaciuto (il post :-D !!!)…alla prossima…bacioni a tutti…smack…smack…smack…!!!

p.s.:risponderò ai vostri commenti il più presto possibile….promesso…baci

I simboli di Halloween!!!…(2° parte)

29 Ottobre 2006 13 commenti


Beh, questa è la seconda parte…buona lettura “orribilante”…ihihihi!!!

Iniziamo col dire che i simboli della festa di Halloween sono tutti di natura macabra. La simbologia di Halloween è nata in età pre-Cristiana, ed è legata al Paganesimo. Vediamo insieme quali sono i simboli di Halloween e il loro significato:

? IL PIPISTRELLO
Simbolo molto popolare di Halloween, il pipistrello è collegato alla stregoneria e alla morte in molte culture diverse. Questa associazione nasce dall’usanza di volare di notte e di dimorare in caverne e rovine. I pipistrelli sono stati associati alle streghe durante il Medioevo, quando si credeva che le streghe fossero aiutate da demoni in forma di animali. Una delle forme più comuni di questi demoni (o “famigli”) era appunto il pipistrello (ad anche i gatti neri e i gufi). Il sangue di pipistrello era anche usato (soprattutto nella magia nera) per la preparazione di pozioni magiche e unguenti. Quando le streghe divennero fortemente associate ad Halloween, anche i pipistrelli lo divennero. Oggi i pipistrelli sono ancora temuti in molte parti del mondo, e in molti li credono ancora “creature del demonio”. Ma per fortuna per i pipistrelli, ci sono anche luoghi dove sono associati ad eventi positivi: ad esempio, in Polonia e in Cina il pipistrello è simbolo di felicità e longevità; gli aborigeni Australiani rispettano i pipistrelli e credono che far loro del male tolga anni di vita. In alcune culture il pipistrello è portatore di fortuna. Per colore che seguono la religione degli Sciamani il pipistrello rappresenta protezione, fortuna, rinascita. E’ un guardiano della notte e una guida delle vite passate.

? LA ZUCCA JACK-O’-LANTERN
Halloween non sarebbe lo stesso senza i sorrisi un po’ cattivi delle zucche illuminate. Intagliare zucche è divertente per grandi e piccoli, ma è un’attività che nasce più di 2000 anni fa. L’origine di Jack-o-lantern nasce in Irlanda, dove delle rape svuotate venivano intagliate e usate come lanterne, per illuminare la strada nella notte di Halloween ma soprattutto per spaventare e scacciare i fantasmi. In Scozia lo stesso si faceva con la pianta del cavolo, e aveva nome di torcia “kail-runt”. Il nome Jack-o-lantern invece veniva usato per i cosidetti fuochi fatui, cieè quelle luci fosforescenti che a volte appaiono vicino alle paludi dopo il tramonto. Secondo anctiche tradizioni Europee, queste misteriose luci sono le anime scacciate sia dal Paradiso che dall’Inferno, condannate così a passare l’etrnità senza meta. Si diceva anche che fosse pericoloso vederle, perchè potevano indurre gli umani a seguirle nelle paludi per poi affogarli. Nei tempi moderni le lanterne intagliate nelle zucche sono usate dalle streghe per far luce agli spiriti dei morti, quelli a cui si voleva bene!, che tornano nel mondo dei vivi la notte di Halloween.

? FANTASMI E SCHELETRI
Sono la diretta associazione tra Halloween e la morte/rinascita. Samhain era la festa dei morti celebrata dagli antichi Celti il 1° novembre (Ognissanti è la versione Cristiana della medesima celebrazione). Anche se oggi fantasmi e scheletri sono accumunati alle figure di vampiri, licantropi etc, il loro significato è molto diverso: il Neopaganesimo e il Wicca infatti li vede come simboli di reincarnazione. In queste religione la morte non è vista come una fine ma come una parte del ciclo perpetuo di nascita, morte e rinascita. Le streghe li utilizzano per tenere lontano gli spiriti maligni.

? IL GATTO NERO
Per molte persone sono creature sinistre portatrici di sfortuna. Molte persone superstiziose hanno paura se un gatto nero attraversa loro la strada (!). Il gatto era venerato in Egitto, dove la dea Baset aveva forma di testa di gatto (e i gatto erano creature sacre); il gatto nero è associato alla dea Egizia Bastet e alla dea Nordica Freya. Durante il Medioevo il gatto nero divenne simbolo del diavolo. Si credeva che anche i gatti fossero dei famigli (vedi anche il PIPISTRELLO) cioè delle entità demoniache servitrici delle streghe. Nei roghi che uccisero tante donne accusate di stregoneria, furono innumerevoli i gatto neri che trovarono la morte, nel nome di Dio. E’ risaputo che il gatto ha grandissimi poteri magici e psichici.

? IL CALDERONE DELLA STREGA
Le streghe sono spesso rappresentate mentre rimescolano il contenuto di un grande calderone sopra il fuoco. Dentro la sua misteriosa pentolona, nera come la pece, strani ingredienti vengono mischiati per creare una pozione magica. Il calderone è uno strumento molto potente che combina le influenze degli antichi elementi di Aria, Fuoco, Acqua e Terra. La sua forma rappresenta Madre Natura, e le tre zampe su cui poggia corrispondono a: i tre aspetti della Triplice Dea; le tre fasi lunari; e i tre numeri magici. Inoltre, il calderone è simbolo di trasformazione (in senso fisico e spirituale), di illuminazione, saggezza, rinascita. Anche se di solito il calderne è associato a figure femminili, sono da ricordare anche figure maschili che lo utlizzavano: ad esempio il dio nordico Odino, il dio hindu Indra, lo scozzese Bran e il celtico Cernunno. Inoltre il calderone è anche stato associato al Santo Graal, che prima di essere incorporato dalla religione Cristiana come il calice da cui bevve Gesù nell’Ultima Cena, faceva parte della tradizione del Paganesimo Anglosassone come simbolo di reincarnazione e del ventre della Dea.

? IL GUFO
Durante il Medioevo, molte persone credevano che i gufi avessere a che fare con la stregoneria. Si credeva che la notte di Halloween, demoni in forma di gufi viaggassero assieme alle streghe e ai loro gatti a bordo di manici di scopa per andare al Sabba delle Streghe. I gufi erano quindi anch’essi dei famigli, e di alcuni si credeva addirittura che fossero streghe travestite. Ragion per cui vedere o sentire un gufo era fonte di paura per molte persone. Anche nell’antica Roma il gufo era uccello di malaugurio: la loro presenza indicava cattiva fortuna (il gufo era chiamato STRIX dai Romani, parola che significa STREGA), e a tutt’oggi c’è chi pensa che sentire un gufo nel buio della notte indichi morte o cattivi presagi. Ma non tutti mettevano in relazione il gufo e i cattivi presagi: gli antichi Greci lo ritenevano un uccello sacro, accompagnatore di Atena – la dea della saggezza e patrona della città di Atene. Ecco perchè il gufo è anche definito un uccello “vecchio e saggio”. Il gufo accompagnava anche la dea della guerra degli antichi Romani, Minerva. Il gufo è un simbolo molto fortunato per le streghe, e per le persone nate sotto uno dei tre segni di Terra (Toro, Vergine e Capricorno).Gli Indiani d’America credono ancora oggi che il gufo sia il messaggero dei morti, mentre i maghi Peruviani lo usano nei loro incantesimi per combattere la magia nera.

? I COLORI NERO E ARANCIONE
I colori tradizionali di Halloween sono il nero e l’arancione (non a caso li abbiamo scelti come colori di halloween.it!!!). Il NERO è il colore usato da molte streghe, non per il motivo che tutti pensano, bensì per la sua abilità di ostacolare e addirittura annullare il maligno, e di assorbire a neutralizzare energie negative. Il NERO è anche il colore sacro delle deità pagane che governano il mondo dei morti. L’ARANCIO riflette la natura agricola di Halloween, che risale alle epoche pre-Cristiane. L’ARANCIO essendo il colore delle zucche e delle foglie d’autunno, evoca lo spirito delle stagione. Insieme questi due colori creano un simbolo molto potente che è ricco di leggende, tradizioni, magia e mistero: la vera essenza di Halloween!

? IL RAGNO
Anche i ragni furono associati alle streghe durante il Medioevo, anche se all’infuori delle favole, le streghe non creavano mai pozioni con “zampe di vedova nera” come a volte si dice nelle filastrocche. La superstizione vuole che il ragno sia portatore di cattive vibrazioni, capace di fare del male a uomini e animali anche solo con la vicinanza. Eppure, per molte streghe dell’età moderna il ragno è simbolo di fortuna e ricchezza. Gli Sciamani lo considerano simbolo di creatività. Se trovate un ragnetto che tesse la tela in un angolo della vostra casa, siate sereni poichè porta fortuna!

? IL MANICO DI SCOPA
Durante il Medioevo e il Rinascimento si pensava che i manici di scopa fossero il primo mezzo di trasporto delle streghe. Per volare le streghe usavano uno speciale unguento fatto di erbe velenose, grasso ed altri ingedienti. Poi si dicevano degli incantesimi e la strega si cospargeva il corpo e il manico di scopa con questo unguento. Potevano addirittura diventare invisibili mentre volavano. Oggi la scopa è un simbolo in stregoneria: serve a “spazzar via” la negatività, la sfortuna e il maligno.

…vi aspetto per la terza e ultima parte…un bacione a tutti!!! :-) )

Halloween (1°parte)………………..ahahahahah!!!!!!

23 Ottobre 2006 20 commenti


Bene, a pochi giorni da Halloween vi propongo una serie di articoli (3) che ripercorrono l’origine e i simboli di questa festa “mostruosa”!!!…spero sia di vostro gradimento…buona lettura e buon orridimento!!!!

COME SI PRONUNCIA HALLOWEEN?
La pronuncia corretta è: hallo-uiin facendo sentire l’acca aspirata davanti.

PERCHE’ HALLOWEEN SI FESTEGGIA LA NOTTE DEL 31 OTTOBRE?
PERCHE’ I COLORI TIPICI SONO ARANCIO E NERO?
La parola “Halloween” ha lontana origine anglosassone; si fa risalire alla tradizione della chiesa cattolica e deriva probabilmente da una contrazione della frase “All Hallows Eve” ovvero la notte di ognissanti festeggiata il 31 ottobre, data che nel quinto secolo avanti Cristo nell’Irlanda celtica coincideva con la fine dell’estate: in questa ricorrenza – chiamata Samhain (pronunciata soueen) – i colori tipici erano l’arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell’estate ed il nero a simboleggiare l’imminente buio dell’inverno.

COME E DOVE E’ NATA LA FESTA DI HALLOWEEN?
Narra la leggenda che gli spiriti erranti di chi è morto durante l’anno tornino indietro la notte del 31 ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. I Celti credevano che in questa magica notte tutte le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo venissero sospese, rendendo possibile la fusione del mondo reale e dell’aldilà.
Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! Perciò i contadini dei villaggi rendevano le loro case fredde ed indesiderabili spegnendo i fuochi nei camini e rendevano i loro corpi orribili mascherandosi da mostri gironzolando tra le case per far scappare di paura tutti gli spiriti che incontravano!
Un’altra spiegazione del perché i Celti spegnessero ogni fuoco non risiede nello scoraggiare la possessione dei loro corpi, ma nel fatto che riaccendessero ogni focolare prendendo la fiamma da un unico gigantesco fuoco druidico che veniva acceso nella notte del 31 ottobre nel mezzo dell’Irlanda a Usinach.
I Romani fecero loro le pratiche celtiche. Ma con l’andare del tempo svanì la paura di essere posseduti dagli spiriti e rimase solo la tradizione di travestirsi.
La festa di Halloween venne portata negli USA intorno al 1840 dagli emigranti irlandesi che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito la loro patria.

PERCHE’ “DOLCETTO O SCHERZETTO”?
La tradizione di “trick-or-treat” – dolcetto o scherzetto vuole che abbia origine non dai celti ma da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese “souling” che potremmo traddure in italiano come “elemosinare anima”. Il 2 novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po’ di “pane d’anima” dolce fatto di forma quadrata con l’uva passa (come il nostro “pane ramerino”). Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quell’epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.

CHI E’ JACK-O-LANTERN?
PERCHE’ SI SCAVANO LE ZUCCHE?
La tradizione di Jack-o-lantern deriva probabilmente dal folklore iralndese. Narra la leggenda che un uomo di nome Jack, noto baro e malfattore, ingannò Satana sfidandolo nella notte di Ognissanti a scalare un albero sulla cui corteccia incise una croce intrappolandolo tra i rami. Jack fece un patto col diavolo: se non lo avesse più indotto in tentazione lo avrebbe fatto scendere dall’albero. Alla morte di Jack, continua la leggenda, gli venne impedito di entrare in paradiso a causa della cattiva condotta avuta in vita, ma gli venne negato l’ingresso anche all’inferno perché aveva ingannato il diavolo. Allora Satana gli porse un piccolo tizzone d’inferno per illuminare la via nella tremenda tenebra che lo attorniava. Per far durare più a lungo la fiamma Jack scavò un grosso cavolo rapa e ve la pose all’interno.
Gli irlandesi usavano in origine i cavoli rapa ma quando nel 1840 arrivarono negli USA scoprirono che le rape americane erano piccole, ma anche che le zucche erano più grosse e più facili da scavare dei cavoli rapa. Ecco perché a tutt’oggi Jack-o-lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna.

…alla prossima…un bacione a tutte le streghette e tutti gli scheletri!!!…kisses… :-) )

La fanciulla vestita di bianco…sarà un fantasma…

16 Ottobre 2006 13 commenti


Una sera un ragazzo si reca a una festa danzante e là conosce una bellissima ragazza con un vestito bianco.
Il giovane è colto da un colpo di fulmine e passa l?intera serata a chiacchierare con la fanciulla per sapere ogni cosa su di lei. A un certo punto, vedendola tremare, le presta anche il proprio cappotto e le offre un caffè per scaldarsi. Accidentalmente, ballando, un altro ragazzo urta la spalla della ragazza, che rovescia un po? di caffè sul soprabito macchiandolo.

A mezzanotte la giovane chiede al suo corteggiatore di portarla a casa e gli spiega di abitare nei pressi del cimitero.
Il ragazzo la riaccompagna volentieri. La fanciulla gli dice di fermarsi proprio davanti al cancello del cimitero. Nonostante l?inquietudine data dal luogo, il giovane immagina che la ragazza sia figlia o parente del custode, di cui intravede la casa accanto al cimitero. Decide di lasciare alla fanciulla il proprio paltò, anche se macchiato, e i due si mettono d?accordo che il ragazzo ripassi l?indomani per riprenderlo.

Il giorno dopo, come promesso, il ragazzo torna nei pressi del cimitero e bussa alla porta del custode.
Gli apre un uomo anziano e il giovane spiega di aver riaccompagnato, la sera prima, una ragazza con un vestito bianco che non ha voluto dirgli il nome e di essere tornato per riprendere il proprio cappotto.
L?uomo gli risponde che nella sua casa non c?è nessuna donna, che l?unica era sua moglie, morta di crepacuore ormai da tempo.
Il giovane insiste e cerca di raffigurare la ragazza.

Il vecchio resta stupito dalla descrizione e accompagna il giovane verso una lapide. Sopra, i due trovano appoggiato il cappotto del ragazzo che nella foto sulla pietra sepolcrale riconosce la figlia del vecchio, morta alcuni anni prima in un incidente automobilistico mentre tornava da una festa danzante.

Con diverse sfumature, questa leggenda è diffusa in Italia e in vari paesi latino-americani. La donna è vestita di bianco, perché questo è il colore dei fantasmi, e prova freddo perché tale sensazione è associata alla morte.

In alcune versioni della leggenda è il vestito bianco della donna a essere accidentalmente macchiato e solo la riesumazione permette di appurare che il giovane protagonista abbia in effetti incontrato il suo fantasma.

Esiste anche una fiaba lomellina che ricalca la leggenda; in tale favola il giovanotto protagonista abita vicino al cimitero e, nel recarsi a una festa, dà un calcio a un teschio che trova sulla propria strada. La ragazza torna perciò dal mondo dei morti per vendicare l?offesa subita.

Mah…sarà vero…certo che impresionante (per il ragazzo!!)…alla prossima!!!

Superstizioni…

2 Settembre 2006 4 commenti


Siamo nel nuovo millennio, ma – ancora oggi – la superstizione ed il timore di venire colpiti dalla sfortuna sono parte integrante del nostro patrimonio culturale. Secondo alcuni archeologi fu l’uomo di Neanderthal a creare la prima credenza superstiziosa: la sopravvivenza nell’al di là! Infatti, i neanderthaliani, furono i primi a seppellire i loro morti ed a porre vicino ai loro corpi: vettovaglie, vestiario, armi; insomma, tutto quanto poteva servire per la sopravvivenza nell’altra dimensione. Malgrado, attualmente molti fenomeni sono stati spiegati scientificamente; la vita odierna presenta ancora molte incognite e l’essere umano, nei momenti nei quali si sente più perseguitato dalla mala sorte, ricorre puntualmente alla superstizione o meglio ai riti insiti in essa.Ve ne elenco alcuni:

-Zampa di coniglio: anticamente, si pensava che la lepre avesse dei poteri magici; tuttavia la maggior parte degli europei, un tempo, confondeva il coniglio con la lepre, conseguentemente ben presto la zampa di tutti e due questi animali venne tenuta in grande considerazione. Un antico totemismo riteneva che gli esseri umani discendessero dagli animali. L’abitudine del coniglio di vivere dentro ad una tana gli conferiva un’aura di mistero; gli antichi Celti, per esempio, credevano che questo animale trascorresse tanto tempo sotto terra perché era in segreto contatto con l’inferno e le divinità infernali. Tuttavia era la fecondità del coniglio che contribuiva a conferire alle sue parti del corpo la massima associazione con la fortuna e la prosperità. Viene spontaneo chiedersi: perché proprio la zampa? Gli studiosi di folklore sostengono che l’uomo primitivo, nei dipinti parietali delle caverne e nelle sculture di pietra, inseriva la zampa come simbolo fallico; era quindi un totem per favorire la fertilità della donna ed un abbondante raccolto nei campi.

-Ferro di cavallo: Durante il Medioevo, quando il timore della stregoneria raggiunse i suoi massimi livelli, questo amuleto assunse un grande potere poiché si credeva che le streghe volassero sulle scope in quanto temevano i cavalli. Pertanto, qualsiasi elemento che si riferiva a questo animale veniva considerato come un mezzo sacro per salvarsi contro qualsiasi attacco satanico. L’amuleto in questione non poteva essere appeso come capitava, ma doveva venire posizionato con le estremità verso l’alto, affinchè la fortuna che conteneva non si scaricasse verso il basso.

-Osso del desiderio: Due persone esprimono un desiderio e tirano l’estremità opposte della clavicola essiccata di un volatile, a forma di V. L’usanza risale almeno a 2.400 anni fa, ed ebbe origine con gli etruschi, i quali consideravano, sia la gallina come il gallo, animali divinatori. L’oracolo della gallina, per mezzo di una pratica divinatoria, veniva consultato per rispondere ai problemi più pressanti dell’esistenza.

-Toccare legno: Nei paesi di lingua inglese, all’espressione ” toccare ferro” corrisponde quella di ” toccare il legno”! Si tratta di una usanza che ebbe inizio quattromila anni fa fra gli indiani nordamericani.

-Specchio frantumato: la rottura di uno specchio è una delle più diffuse superstizioni riguardo alla cattiva sorte; la credenza ebbe origine da una serie di fattori religiosi ed economici combinati. I primi specchi, usati dagli antichi egizi, dagli ebrei e dai greci, erano fatti di metalli lucidati, come l’ottone, il bronzo, l’argento e l’oro. La superstizione assunse un’applicazione pratica ed economica nell’Italia del quindicesimo secolo. I primi specchi a lastre di vetro, fragili, con il fondo argentato, venivano prodotti a Venezia e, pertanto, essendo molto costosi venivano maneggiati con estrema cautela e i domestici che li pulivano venivano avvisati dai padroni che la rottura di uno di questi implicava sette anni di un destino peggiore della morte.

-Numero tredici: Alcune indagini hanno dimostrato che la superstizione che influenza la maggior parte della gente, è proprio legata a questo fatale numero. In Francia, per esempio, non esiste il numero tredici come numero civico; in Italia, la lotteria nazionale omette questo numero; sugli aerei delle linee nazionali e internazionali manca la tredicesima fila di posti. Ma come ebbe origine la tanto diffusa paura del numero tredici? Occorre risalire alla mitologia norvegese, all’epoca che precede la nascita di Cristo: a Valhalla venne allestito un banchetto al quale furono invitati dodici divinità. Loki, lo spirito dei conflitti e del male, si infiltrò tra gli altri, portando il numero degli invitati a tredici.

-Gatto nero: come spesso accade per molte superstizioni, la paura che un gatto nero ci attraversi la strada ha un’origine relativamente recente ed è completamente in antitesi con la posizione di rispetto di cui il gatto ha sempre goduto da quando è stato addomesticato per la prima volta, in Egitto, intorno al 3000 a.C. La paura dei gatti neri, iniziò a diffondersi per la prima volta in Europa durante il Medioevo, e in particolare in Inghilterra. La caratteristica indipendenza del gatto, la sua caparbietà e segretezza, insieme alla sua improvvisa diffusione nelle grandi città, contribuirono a farlo cadere in disgrazia. Molte società, nel Medioevo, cercarono di portare i gatti all’estinzione; man mano che la paura delle streghe raggiungeva livelli paranoici, molte donne innocenti furono bruciate sul rogo insieme ad i loro innocui animali domestici.

-Rovesciare il sale: il sale fu il primo condimento per il cibo che l’uomo trovò a propria disposizione quindi non dobbiamo sorprenderci se l’atto di versare questo prezioso ingrediente sia diventato sinonimo di sfortuna.

-Aprire l’ombrello all’interno di una abitazione: le superstizioni negative riguardanti l’ombrello ebbero inizio all’epoca degli egiziani i quali conferivano significati religiosi ai loro ombrelli di papiro e di piume di pavone.

-Passare sotto una scala: ecco una superstizione le cui origini sembrano derivare da un consiglio pratico e ovvio: infatti, si dovrebbe evitare di passare sotto una scala soprattutto quando ci si trova un operaio al lavoro il quale potrebbe far cadere un arnese e questo trasformarsi in un’arma letale. Tuttavia, l’autentica origine di detta superstizione deriva dal fatto che una scala posata contro una parete forma un triangolo, simbolo che per molto tempo, da alcune civiltà è stato considerato come l’espressione di una sacra trinità divina.